Siamo (s)finite
Di tempo, benessere e responsabilità collettiva.
C’era una volta una bambina che da grande voleva fare l’accademica.
Le sembrava un sogno, l’idea che qualcunə la pagasse per studiare e scrivere…
Si immaginava, pensosa e solitaria, seduta a Villa Borghese con un libro in mano, cercando l’ispirazione per quella che sarebbe diventata la sua intuizione geniale, il cuore della teoria rivoluzionaria con la quale avrebbe vinto il Premio Nobel…
Sì: quella bambina strana ero io.
Niente è andato come previsto, ovviamente: l’Accademia può essere sì un luogo caldo e coccoloso, ma anche, a volte, una valle di lacrime.
Io, poi, ho avuto molte figlie e, insieme alla gioia, ogni nascita ha portato con sé sacrifici, spossatezza, giornate troppo brevi non solo per scrivere, ma perfino per pensare.
Ho lavorato sempre, ma con un senso di inadeguatezza costante: quando ero con loro, pensavo che avrei dovuto essere a lavoro; quando stavo lavorando, mi sentivo in colpa per essermi allontanata da loro. I primissimi anni di vita, nonostante una discreta condivisione dei compiti, sono stati faticosi. Sarei ipocrita se dicessi il contrario.
Poi gli anni sono passati, le bambine stanno crescendo (al punto che per due di loro non si può più nemmeno usare, il termine “bambine”), io ho recuperato progressivamente la mia vita professionale, ho rimesso a fuoco i miei desideri (grazie sempre e pubblicamente al lavoro prezioso di Francesca Parviero) e ho messo l’acceleratore.
Quella che vi sto raccontando è la mia storia, ma potrebbe essere quella di moltissime altre donne. È sicuramente molto simile alle storie che abbiamo raccolto in oltre due anni di lavoro di ricerca insieme allə colleghə Claudia Pitteo e Dawid Dawidowicz: 2.500 interviste sugli aspetti più salienti sul lavoro, l’uso del tempo ed il benessere delle donne italiane.
Abbiamo pubblicato i risultati in un Report per il quale abbiamo scelto un titolo volutamente anni Settanta di cui vado molto fiera: “Determinanti strutturali e meccanismi di riproduzione delle disuguaglianze di genere”. Il Report è consultabile e scaricabile gratuitamente qui!
Non userò mezzi termini: i dati sono devastanti.
Ho selezionato i dieci che per me sono più significativi, a vantaggio di quantə di voi non avranno il tempo, il desiderio o lo stomaco per leggerlo per intero.
1. Nella fascia d’età tra i 26 e i 35 anni, l’83% delle donne che hanno risposto al questionario dichiara di sentirsi frequentemente stanca
2. Tra i 36 e i 45 anni, l’81% afferma di non riuscire a dedicare nemmeno un’ora al giorno a se stessa
3. Lo smart working è più diffuso tra le donne tra i 46 e i 60 anni, che hanno una probabilità del 57% di lavorare con modalità flessibili
4. Al contrario, il 70% delle donne di età compresa tra i 26 e i 35 anni (ovvero, quelle con maggiori probabilità di essere ingabbiate nel lavoro di cura) non può beneficiare di queste modalità di lavoro
5. In media, il 53% delle donne dichiara di occuparsi dei lavori di cura non retribuita completamente da sola
6. Solo nel 30% dei casi, il partner contribuisce a queste attività
7. Il 40% delle donne rinuncia perfino a fare le visite mediche necessarie, perché non ha tempo
8. Il 70% sente di non riuscire a riposare mai, nemmeno durante le vacanze
9. Non sorprendentemente, il 70% delle partecipanti descrive effetti psicologici rilevanti, come stanchezza cronica e difficoltà a recuperare energia, legati alla combinazione tra carico di cura non condiviso, mancanza di tempo personale e pressione costante nella gestione simultanea di lavoro e responsabilità familiari
10. L’80% delle donne converge su tre soluzioni necessarie: una maggiore condivisione dei compiti con il proprio partner (ed uno un maschile consapevole), l’implementazione ed il rafforzamento dei servizi alle famiglie, come asili nido e scuole a tempo pieno e la possibilità di lavorare in maniera flessibile.
Le donne italiane sono sfinite. Tutte.
Ma se siamo tutte ridotte al lumicino, non può essere un tema individuale.
Non è possibile che ciascuna di noi sia difettosa: è un tema collettivo, è il sistema che continua a funzionare sottraendoci tempo, energie e desideri.
Questi numeri non parlano di fragilità: parlano di una tenuta che nessuna società sana dovrebbe pretendere. Raccontano di carichi spacciati per scelte personali, quando invece sono il prodotto di un’organizzazione sociale che dà per scontato il lavoro femminile, soprattutto quello gratuito.
Ed è qui che sta il punto: la fatica non è una questione privata, né qualcosa che si sistema da sé con un po’ di organizzazione. È l’esito diretto di politiche insufficienti, servizi che non ci sono, welfare che non regge e una cultura che considera la cura un fatto domestico e non un fatto pubblico.
Possiamo anche continuare a fare miracoli, certo.
Li facciamo da sempre.
Ma a un certo punto bisogna dirlo: non è eroismo, è sopravvivenza.
E la sopravvivenza non è un progetto politico.
E allora, serve una presa di responsabilità collettiva.
Asili nido accessibili, tempo pieno vero, condivisione del carico familiare, lavoro flessibile progettato e non concesso a caso devono essere garantiti.
Non si tratta di chiedere alle donne di essere più forti.
Si tratta di smettere di costruire Paesi che funzionano solo finché loro si sacrificano.
Perché, francamente, abbiamo già dato.
Per la prima volta in Italia c’è un progetto legato al cinema che veramente ha attirato la mia attenzione.
CARNE sarà il primo cortometraggio sulla maternità realizzato su un set davvero inclusivo, con un servizio di assistenza all’infanzia sul set, per permettere a genitori di cast e troupe di lavorare serenamente.
Diretto dalla regista Laura Plebani, il film vuole esplorare la solitudine e la complessità dell’esperienza materna, scegliendo il linguaggio del genere per dare forma a quelle emozioni spesso taciute: la fatica che pesa sul corpo, la paura che accompagna ogni scelta e l’amore che, nonostante tutto, tiene insieme ogni gesto.
Un progetto coraggioso, che mette al centro le madri e il loro mondo interiore con uno sguardo autentico e necessario.
Se vuoi sostenere il progetto, anche con un piccolissimo gesto basta cliccare qui!
Come ogni settimana voglio condividere con tuttə voi alcuni appuntamenti per me preziosi.
Iniziamo subito.
Torna Più libri, più liberi e quest’anno avrò il piacere di essere presente in due incontri.
Lo so, ogni anno ce n’è una con PLPL. Lo scorso anno ho boicottato, in questo caso non vado per me, ma per due persone a cui voglio bene e che sono amiche e professioniste.
Il 7 dicembre alle ore 11,30 nella Sala Antares parteciperò alla presentazione del libro “Parole e potere al lavoro. Il gender gap in dieci racconti linguistici” di Laura Nacci.
Con me interverrà Lorenzo Gasparrini.
L’8 dicembre alle ore 14,00, in Sala Marte insieme a Donata Columbro, Lorenzo Gasparrini e Valeria Roberti, accompagneremo Lou Ms. Femme nella presentazione del suo illuminante libro “Rivoluzione non binaria”.
Saranno due momenti davvero importanti con amicə preziosə: vi consiglio di esserci.
Il 9 Dicembre sarò a Brescia per una serata speciale dedicata ai Soci di Banca del Territorio Lombardo per informarsi e parlare di parità e consapevolezza.
Vi aspetto alle 18,00 presso l’Auditorium BTL in Via Sostegno, 58.
L’11 Dicembre sarò a Padova, nel Palazzo Santo Stefano, dalle 18,00 per un evento a cui tengo particolarmente “Il genere dei soldi. Parità, dati, sfide.”L’evento è completamente gratuito ma è necessario registrarsi. Qui il link!
Non è tutto, perché il 12 Dicembre sarò a Fermo per parlare di lavoro femminile, indipendenza economica e diritti. Sempre dalle 18,00 vi aspetto con Livia Turco Presidente della Fondazione Nilde Iotti e con la giornalista Angelica Malvatani nella Sala Assemblee “Amedeo Grilli” Fondazione Carifermo in Via Don Ernesto Ricci 1.
Condividere il Report “Disuguaglianze di genere, educazione economico-finanziaria e violenza economica” significa portare all’attenzione pubblica un fenomeno spesso invisibile, ma strutturale.
Sono profondamente orgogliosa del lavoro che io, Claudia Pitteo e Dawid Dawidowicz abbiamo svolto e ci tengo quindi a condividere con voi gli articoli che parlano del nostro studio.
Puoi riascoltare la presentazione del Report presso Unitelma Sapienza cliccando qui,
mentre su Radio Radicale cliccando qui, puoi recuperare la registrazione video della conferenza stampa presso Il Senato della Repubblica.
Articolo21: “Tempo, cura e lavoro: il nuovo capitale invisibile che ridisegna la disuguaglianza di genere in Italia”
SkyTg24: Gender Gap, Azzurra Rinaldi: “Quanto pesa il tempo che non abbiamo?”
Corriere della Sera: “Il lavoro di cura tutto sulle spalle delle donne, una ricerca di Unitelma”
Adnkronos: “L’83% delle donne under 35 è spesso stanca: 8 su 10 non hanno un’ora al giorno per se stesse”.
Ansa: “Donne e carico di cura, un report sul disagio psicologico. Uno studio Unitelma La Sapienza esamina vulnerabilità economica e benessere.”
Domani: «Le donne sono stanche»: così la scarsità di tempo produce e propaga il gender gap.”
Retisolidali Storie di Volontariato: “Donne la scarsità di tempo è un indicatore economico.”
È il secondo anno che porto avanti un progetto bellissimo con BPER: Oltre il Rosa – l’autonomia finanziaria si mette in pratica, un webinar completamente gratuito dedicato a chi desidera rafforzare le proprie competenze economiche.
“Dal sapere al saper fare: la gestione del denaro si impara.”
Gestire il denaro con consapevolezza è una competenza fondamentale e in questa seconda edizione stiamo approfondendo strumenti concreti come investimenti, mutui, assicurazioni, previdenza, budget e molto altro.
Si tratta di un percorso pensato per chi vuole acquisire autonomia, fare scelte informate e liberarsi dai tabù che ancora circondano il tema del denaro.
Puoi recuperare qui le lezioni cliccando qui e anche iscriverti alle prossime lezioni!
L’illustrazione in copertina è sempre di Susanna Gentili, che l’ha realizzata apposta per noi.





